In rete ci sono millemila recensioni su tutte le scarpe da basket disponibili sul mercato. La corsa a chi recensisce per primo è assolutamente frenetica. É sufficiente aprire YouTube e digitare “Crazylight Boost 2016” nel campo di ricerca per avere dozzine di risultati: presentazioni, preview, overview, performance review, paragoni e chi più ne ha più ne metta. Le descrizioni del prodotto sono decisamente esaustive e i pareri degli esperti utilizzatori aiuta moltissimi di noi appassionati a scegliere le scarpe più adatte ai nostri gusti/esigenze, ma nessuno ci dice nel tempo quali sono le condizioni dei prodotti, se hanno mantenuto le prestazioni iniziali oppure no, se dopo mesi di utilizzo si sono letteralmente aperti in due. Non temete, per tutte queste informazioni vi copre KICKSLOSOFY analizzando le Adidas Crazyligth Boost 2016 dopo ben 8 mesi di intenso utilizzo.

La cosa migliore da fare a questo punto è contestualizzare l’uso che ho fatto di queste scarpe in circa 8 mesi.

Il modello di Crazylight Boost che sto utilizzando è quello con tomaia in Jaquard, sostanzialmente la primissima versione uscita. Mi alleno, con più o meno regolarità, tre volte in settimana per un totale di 5 ore, a cui in alcuni casi si è aggiunta anche una partita (quando non si sovrappone al giorno di allenamento). Il campo di gioco è sempre stato all’interno di una palestra con piastra che definirei il più delle volte ben pulito e raramente con un pochino di polvere. Peso 75-77 kg e come ruolo ricopro la posizione di guardia/ala piccola.

Benissimo, ora che avete tratto dalle informazioni indicate le vostre conclusioni in termini di usura che può avere un paio di scarpe – anche in base alla vostra esperienza personale – vediamo come realmente sono le condizioni alla fine della “regular season” di un campionato minors.

Nel descrivere le condizioni attuali in cui si trovano le scarpe partirò dalla parte superiore per poi progressivamente scendere a quella inferiore. Iniziamo dunque dalla tomaia, il jacquard si dimostra uno dei materiali migliori da implementare su una scarpa da basket, è morbido, moderatamente leggero nonché resistente. Soprattutto l’ultima caratteristica mi ha sorpreso, in entrambe le scarpe non è presente alcun danno nella tomaia, non un solo buco o strappo, nulla di nulla. Incredibile.

Anche le zone ad altro attrito, dove è aggiunto il “fuse” per protezione, hanno retto egregiamente lo stress e, salvo perdita di un pochino di colore, direi che sono praticamente integre. Anche la linguetta, che non è in jacquard, non ha finora subito alcun danno.

Parlando di sistema di allacciamento, solitamente zona critica e particolarmente sensibile all’usura, non c’è nulla di cui allarmarsi. I lacci si sono leggermente sfibrati in alcuni punti; così anche i cavetti che continuano a reggere senza problemi. Attenzione però, quest’ultimi tendono a cedere e strapparsi – esclusivamente quelli in prossimità dell’avampiede –  fenomeno che ho riscontrato in giocatori che tirano molto i lacci per avere una calzata ultra-stretta. Le “palette” di contenimento poste in zona caviglia oltre ai graffi fisiologici non hanno subito alcun danno considerevole e continuano a fare la loro (inutile) funzione.

 

L’unico “danno” che ho riscontrato si trova nella scarpa sinistra nella parte interna del collarino dove due piccoli buchi mostrano la spugna “dell’elemento sagomato che fornisce una calzata perfetta” (adidas dixit). Dopo 8 mesi ancora non comprendo l’utilità di questo elemento sagomato, quindi alla peggio, in caso di bisogno si può semplicemente tagliare via.

Crazylight

Nessuna sorpresa all’interno della scarpa, la soletta è perfettamente integra in ogni sua parte. Unico neo è la sua difficile rimozione, considerato che è incollata nella parte anteriore con colla di buona qualità, cosa che può essere problematica per chi necessita di plantari. Il logo Adidas è completamente sparito sul tallone, ma a nessuno (credo) importi…non è mica il JumpMan dopotutto.

L’intersuola in Boost a tutta lunghezza perde del colore qua e là, ma non perde assolutamente le sue proprietà prestazionali. La comodità e rilascio di energia di questa schiuma espansa è semplicemente quella dell’inizio, non facendosi rimpiangere in alcun frangente. É proprio il caso di dirlo: BOOST IS LIFE! Aggiungo un piccolo dettaglio: avete presente quelle crepe che si formano nell’intersuola delle scarpe dopo un pò di utilizzo?

Termino parlando della suola (non è prodotta dalla Continental in questa colorazione bianca), la quale ha perso alcuni pezzi di gomma, ma non è nulla di allarmante, anzi. Le prestazioni sono sempre state all’altezza delle mie esigenze e non ho mai dovuto operare una pulizia con le mie “preziosissime” mani. Decisamente, tuttavia, non sono adatte all’utilizzo all’esterno.

Concludendo, il bilancio non può che essere estremamente positivo. 130 euro al lancio a cui si aggiungono alte prestazioni ed un’ottima conservazione nel tempo, è difficile chiedere di più ad una scarpa da basket. Sono indubbiamente le Crazylight migliori di sempre…peccato solo che di “light” non abbiano nulla.

 

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