“Real Deal”, “EQT Top Ten 2000”, “KB8 I-II-II”, “EQT Elevation“; questi popolari modelli di scarpe prodotti da Adidas – che negli ultimi anni sono stati anche ampiamente riproposti – sono accomunati da una caratteristica fondamentale: tutti utilizzano una particolare tecnologia chiamata “FEET YOU WEAR“.

La storia inizia negli anni ’80 quando il signor Frampton Ellis, fondatore della Anatomics Research Inc. iniziò una ricerca riguardante la suola delle scarpe da ginnastica in comparazione alle naturali proprietà biomeccaniche della camminata a piedi scalzi. La ricerca prende il via da una constatazione, ossia, che lo slogamento della caviglia con una torsione innaturale verso l’esterno è il tipo di infortunio più frequente nello sport (a maggior ragione nella pallacanestro). Il Professor Ellis ne volle, dunque, indagare le cause.

feet you wear

Il primissimo esperimento condotto fu di ruotare la caviglia su un terreno piano e di farvi sostenere il peso del corpo in tale posizione, prima a piede scalzo e successivamente con utilizzo di scarpe da ginnastica. Il test ha rivelato che il peso corporeo può tranquillamente essere sostenuto dal piede umano “nudo” senza alcun problema di stabilità né, tantomeno, di dolore percepito. D’altro canto, indossando un paio di scarpe con la suola dagli angoli netti e rigidi non permette il verificarsi della situazione precedente, bensì causa dolore e possibili danni all’articolazione. Questo test potete verificarlo anche voi stessi in questo preciso istante, provare per credere.

feet you wear

Ellis capì dunque che la suola delle calzature era un fattore determinante della dinamica degli infortuni alla caviglia; intraprese così l’ambizioso progetto di inventare una nuova suola ispirata direttamente alla infallibile anatomia umana, in particolare con angoli arrotondati che permettessero maggiore stabilità al piede. Fu così che nacque la tecnologia “Barefootwear“, brevettata nel 1994.

Dopo aver ricevuto esposizione mediatica grazie ad un articolo sul Wall Street Journal, questa nuova tecnologia fu acquistata (per i diritti di utilizzazione, “licensing“) da Adidas verso la fine del 1994 e rinominata “Feet You Wear” – i piedi che indossi, in italiano – diventando il punto focale del produttore tedesco che decise di utilizzarla per il 90% dei suoi modelli, da quelli per la corsa e il tennis, a quelli per la pallacanestro.

feet you wear

La cosa che personalmente ho sempre amato del “FYW” è il logo genialmente ricalcante l’aspetto della suola e che rappresenta anche una faccina sorridente. Forse il miglior modo per raffigurare una tecnologia nuova senza la necessità di descriverla.

Il primo atleta ad indossare queste nuove calzature fu la tennista Steffi Graf durante gli US Open del 1996. Per noi cestisti, invece, il più grande testimonial è stato Kobe Bryant che indossò il “FYW” nella sua signature line. Lo spot televisivo che vi propongo qui sotto è molto ben ideato e con pochissime parole descrive l’essenza di questa innovazione: “Il piede di Kobe funziona. Noi lo abbiamo copiato”.

La campagna commerciale è molto semplice, la natura ci ha dotato della miglior tecnologia che si possa inventare, noi abbiamo deciso di ispirarci ad essa.

La linea Feet You Wear di Adidas fu proposta dal 1997 fino al 2001 ed incorporata su un totale di oltre 100 modelli diversi. Successivamente iniziò una controversia fra le due parti riguardo alla licenza che si concluse nel 2003 con la definitiva cessazione dei rapporti. Da quel momento, purtroppo, questa tecnologia è sostanzialmente morta.

 

Come ho anticipato all’inizio, fortunatamente Adidas ci ha deliziato riproponendoci i modelli più interessanti; magari alcuni di voi non sapevano che le scarpe che hanno comprato sono dotate di questa tecnologia.

Io sono un grande amante delle Adidas EQT Elevation, scarpe indossate da Kobe e che quando riproposte 2 anni fa (se non erro) si potevano addirittura trovare negli outlet a prezzi poco superiori ai 40€. Fuori dal parquet, invece, bellissime le EQT Key trainer in colorazione bianco/nero/verde.

Qualora voleste approfondire l’argomento, vi rimando direttamente al sito di Anatomic Research, dove potrete consultare anche i brevetti depositati da Frampton Ellis.

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